CAPITOLO II

by Francesco Collavino

with Maren Fidje Bjørneseth, Gemma Carbone, Francesco Collavino and Riccardo Lanzarone

light design Daniela Bestetti

music AGA

Cosa avviene in una situazione in cui la catastrofe è necessaria e imminente,
quando il cambiamento non si presenta?
Quando la nostra esistenza resta gettata in una situazione di limbo,
intrappolati in un lungo pranzo in famiglia?
Quando non c’è possibilità né desiderio di fuga da una condizione artificiale ferma,
in cui i rapporti sono stretti e veniamo schiacciati dal nostro stesso respiro consumato?

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Nel CAPITOLO II decliniamo la paura osservando la relazione tra l’individuo e lo spazio.
Ci interessa sviluppare un’azione in una condizione claustrofobica, offrendo al pubblico la contemplazione di una situazione innaturale e onirica, ma fortemente familiare.

L’intento della ricerca che stiamo portando avanti non mira a trovare una soluzione o una spiegazione, ma piuttosto a renderci testimoni di cosa significa la paura oggi, qui.
Questa consapevolezza trascende ogni “giusto” comportamento, ogni “giusta” reazione e lettura.
Consideriamo finalmente solo l’atto dell’esperire un’azione, sia che avvenga fuori o dentro di noi.
Consideriamo finalmente il solo l’atto del contemplare.

All’interno dello spazio performativo la situazione naturale non sussiste: la mosca non asseconda il cambiamento di stato, non interviene alcun processo di disfacimento dei corpi.
Il ciclo naturale è interrotto e la putrefazione di Hirst non può avvenire (Let’s Eat Outdoors Today e A Thousand Years). Non c’è alcun desiderio di superare la propria condizione di attesa e di detenzione.
L’uomo è immobilizzato in una dimensione sicura, conosciuta, reiterata, nella quale aspetta che qualcosa intervenga. La scelta è dimenticata, si attende che la scelta venga fatta per lui e che l’atto di rottura arrivi dall’esterno. Paradossalmente è già come un pezzo di carne morta: ha aspettato così tanto che sta marcendo. Le mosche, agenti di morte e decadenza, lo circondano, ma nemmeno questo commensalismo è completo: non cʼè risoluzione.

mask Gemma Carbone | ph Ale Rizzi